Quando ho letto questa storia su Medium, ho subito pensato: beh, ecco uno che ha fatto una cosa intelligente. Quando condussi la mia ricerca sul crowdsourcing poi sfociata nel libro Masse Creative (che è ancora in free download anche se, va detto, ormai l’analisi soffre dei 4 anni di vecchiaia), avevo valutato l’opzione di fingermi cliente e vedere all’opera la comunità dei designer, presunti o reali che fossero. Ma alla fine, decisi per un approccio più distaccato.

Invece Sacha Greif l’ha fatto davvero: si è finto cliente e ha aperto un contest sulla piattaforma Fiverr. 

Chi è Sacha Greif? È lo startupper dietro Folyo, che mette in rete le startup con una selezione ristretta di designer. Aprire un progetto su Folyo costa 100,00 dollari. E le tariffe dei designer possono arrivare a diverse migliaia di dollari, a seconda della complessità del progetto. La sua sfida, quindi, è stata: che tipo di logo posso ottenere con solo 5 dollari? Fiverr infatti, al contrario di Folyo, ha costruito il suo business sul risparmio assoluto: per 5 dollari, la promessa è di ottenere design professionali e logo di altissima qualità (ok, lo so: c’è un leggero conflitto di interessi nell’operazione di Greif: però, questo non toglie nulla alla veridicità della storia che racconta).

La domanda è: perché mai un’azienda dovrebbe spendere 1.000 dollari per lavorare con un designer professionista, quando con la stessa cifra può ottenere 200 proposte da 200 diverse persone? Ok, non saranno della stessa qualità: ma con ogni probabilità, tra 200 proposte dovrà essercene almeno una decente. 

 

Vi presento SkyStats

Sacha Greif ha quindi inventato un’azienda, SkyStats, che si occupa di analisi dei dati per siti di prenotazione voli. Una descrizione piuttosto vaga, ma l’obiettivo era non mettere in difficoltà i designer. Questa la descrizione fornita agli utenti di Fiverr:

Siamo SkyStats, una startup di due persone con sede a Boston e Tokio. Stiamo costruendo una piattaforma analitica per siti di viaggi come Expedia o Kayak, per aiutarli a tracciare gli utenti, le vendite e le prenotazioni. Abbiamo bisogno di un nuovo logo: cerchiamo qualcosa di moderno e pulito, che comunichi quello che facciamo. Forse un aereo o una nuvola, per rappresentare il tema del viaggio?

Ora, come da procedura, Sacha avrebbe dovuto scegliere tre designer con cui lavorare. Le pagine di presentazione dei designer su Fiverr offrono una sorta di mini-portfolio con alcuni lavori caricati. Il problema, nota subito Grief, è che basta scorrere oltre la prima pagina o, meglio ancora, cercare nel portfolio ufficiale dei designer per accorgersi che una buona parte dei lavori presentati su Fiverr (guarda caso: i migliori) sono dei fake, lavori rubati ad altri designer da chissà dove.

 

Questo designer sembra avere un interessante portfolio su Fiverr...

 

...peccato che dopo poche pagine la qualità dei lavori subiscano un calo drastico!

 

Non solo: una breve ricerca su Google mostra che il logo Lammtara è di un altro designer...

...e, sorpresa, anche quello di Luxstuff.

 

A forza di cercare, la scelta cade su tre utenti che sembrano non approfittare di questo trucchetto per farsi belli su Fiverr.

 

Le proposte (e la sorpresa finale)

Dopo 8 giorni, arrivano le prime bozze da uno dei tre utenti. Addirittura due proposte:

sk-SkyStats1sk-SkyStats2

Un giorno dopo, ecco la proposta del secondo designer:

design_expert-skystats

E dopo ben 14 giorni, le ultime due dal terzo utente Fiverr:

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I primi due non sono un granché: pessima scelta di colore e sfumature di vecchio gusto nel primo, poca personalità nel secondo. La proposta del secondo designer mostra un aereo piuttosto dinamico (il dubbio di Greif: quelle piccole macchie bianche intorno all’icona sono forse i resti di uno scontorno fatto male su un’immagine già esistente? Ma il designer, contattato via Fiverr, assicura di no) e una buona scelta di colori: peccato per la tipografia, scadente e con una crenatura discutibile.

Gli ultimi due loghi, invece, sono su un altro livello: tecnologici, moderni, di tendenza. D’accordo, la nuvola forse ricorda la tecnologia Cloud che non è strettamente legata a SkyStats; e il nastro di Moebius è forse troppo sfruttato. Ma in generale c’è una attenzione maggiore al dettaglio e un risultato, per 5 dollari, più che gradevole.

 

Già. Peccato che nessuno dei tre design migliori (cioè: i lavori del secondo e del terzo designer) sia originale. È tutta roba scopiazzata da stock, plagiata, appena modificata. Sono design che già altre aziende usano e che chiunque, nel mondo, può a sua volta acquistare ed utilizzare per la propria compagnia.

 

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Qual’è la morale della storia di Sacha Greif?

La morale è che un designer professionista passa settimane a pensare al suo cliente, al mercato, l’azienda, i competitors, le caratteristiche, i valori aziendali; che trascorre ore ad abbozzare proposte, a seguire diverse strade, a fare domande, raccogliere feedback, fino ad arrivare ad un paio di proposte finali.

La morale è che se un logo non è originale ma copiato, anche in una sua parte, significa quanto meno che chi l’ha progettato non ha pensato all’azienda. Non ne ha colto le caratteristiche, le peculiarità, i plus rispetto ai competitors. E che, quindi, ha creduto che un qualunque elemento da stock senza esclusiva potesse descrivere il suo cliente.

La morale è che dietro la parola “logo”, spesso, c’è molto di più di un’icona e una parola scritta con un bel carattere: ci sono ore e ore di proposte scartate, ci sono mock-up, favicon, biglietti da visita, sviluppi per prodotti stampati od online.

So cosa state pensando: per 5 dollari, cosa ti aspetti? È proprio questo il punto: il mercato. Può anche essere giusto che le aziende scelgano, liberamente, tra il logo di Fiverr a 5 dollari, un logo da un designer freelance a 2.000 dollari o il logo di una grande agenzia internazionale a 50.000 dollari. Può scegliere: ma il cliente deve essere consapevole che i tre risultati non sono equiparabili.

 

Inutile, quindi, lamentarsi (come leggevo nei commenti al mio post sul famoso listino prezzi del design): com’è possibile pagare così tanto quando in Internet trovo loghi a 5, 10, 30 dollari? Vero. Sarebbe come dire: perché dovrei spendere 30 dollari per un hamburger gourmet di manzo kobe in un ristorante stellato, quando da McDonald’s compro un hamburger per pochi dollari? Perché sono prodotti diversi. Sono sempre hamburger, ma quello che c’è dietro è completamente diverso.

Ed è altrettanto inutile – con gli anni me ne sto convincendo – che i designer professionisti come noi si lamentino che queste piattaforme di crowdsourcing ci tolgano mercato. Non credo sia così: esattamente come i ristoranti gourmet non sono preoccupati dall’apertura di un nuovo McDonald’s. Perché i prodotti sono diversi e, di conseguenza, i clienti sono diversi. Certo: da McDonald’s magari c’è il pienone a tutte le ore. Ma sono davvero quelli i clienti che vorrei? Quelli convinti che un logo da 5 dollari sia pur sempre un buon lavoro? Quelli che chiedono lo sconto, che vogliono vedere centinaia di bozze diverse, che cercano solo uno smanettone di computer che possa realizzare l’idea che loro – grafici appassionati – hanno in testa?

Articolo Scritto da onicedesign.it .

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Suggerito da:

Luca D’Angelo

Marketing strategico & operativo Hoop Srl

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