Il logo per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 è stato presentato Lunedì 14 Dicembre al Palazzetto dello Sport di Roma.

Le critiche non si sono fatte attendere. Quest’oggi analizzeremo il logo a mente fredda cercando di andare a trovare i pregi e i difetti di un logo che probabilmente ci rappresenterà tra 9 anni nell’evento sportivo più importante del mondo.
Il 2015 è stato un anno decisamente negativo nella produzione di loghi istituzionali di una certa rilevanza: si pensi a “Rom&You”, logo culturale di Roma e a quello del Padiglione Italia per l’Expo.

Premessa doverosa prima di iniziare: questo è solo il logo per la candidatura e probabilmente non sarà il logo olimpico semmai Roma dovesse vincere la sfida con le altre città.

Tecnicamente il logo funziona. Il Colosseo tricolore che si trasforma in lontananza in una pista di atletica è un buon punto di partenza. Qualche errore però c’è: la prospettiva degli archi non è perfetta, il naming è leggermente decentrato rispetto al pittogramma ma il problema più grande è rappresentato dalle sfumature che non sono mai la scelta migliore soprattutto per i problemi che potrebbe incorrere in stampa e nella versione in bianco e nero. Non va dimenticato però che sembra esista un linguaggio non scritto per le competizioni sportive che preveda appunto l’utilizzo delle sfumature per dare un effetto tridimensionale al logo accentuando così l’idea di movimento.

Semanticamente la scelta Colosseo + Tricolore + Roma + pista di atletica = Olimpiadi di Roma è un po’ scontata e ricordiamo che un’identità visiva ha il compito di “suscitare” prima ancora di indicare cosa rappresenti. Da questo punto di vista ancora non avviene il salto di qualità ma dobbiamo ricordare che le Olimpiadi sono un evento che coinvolge tutto il mondo e se chiedessimo a un cinese, a un australiano e a un sudafricano qual è la prima cosa che gli viene in mente pensando a Roma, potremmo mettere la mano sul fuoco che risponderà il Colosseo.

In questi giorni e in generale da qualche tempo, c’è una tendenza tipicamente italiana di criticare a prescindere ogni tipo di progettazione. Ci sono state anche critiche costruttive­­­, ma per lo più abbiamo assistito al solito accanimento contro tutto ciò che è produzione italiana. Non dimentichiamo poi che le ultime due olimpiadi di Pechino e Londra nonsono state caratterizzate da identità visiva tanto più azzeccate della nostra e a quanto pare nemmeno le altre città candidate per le olimpiadi 2024, tra cui Parigi, Amburgo Los Angeles, hanno prodotto loghi da lasciar a bocca aperta.

Giudizio quindi sufficientemente positivo per essere solamente un logo di candidatura, con la speranza che semmai verrà assegnato a Roma l’arduo compito di organizzare le Olimpiadi 2024, verrà prodotta un’identità che abbandoni gli stereotipi tanto dannosi per la comunicazione e più adatta agli infiniti supporti su cui verrà stampato.

Articolo scritto da:

Gianluca Santoro

Grafico Hoop SRL

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